18/ 03/ 2009

L'impressione dei miei passi. Video opera di Dario Carrarini

“…guardandosi vedere, esso si vede anche sparire nel momento in cui il disegno tenta disperatamente di riafferrarlo, poiché quest’occhio di ciclope non vede niente, nient’altro che un occhio che priva in tal modo di vedere qualsiasi cosa. Veggente del veggente e non del visibile, non vede nulla. Questo veggente si vede cieco…”
da: Memorie di cieco di J. Derrida

Mandeep photography and beyond presenta:

Venerdì 20 Marzo 2009, dalle ore 19:00
Proiezione in anteprima de "L'impressione dei miei passi"
Una video opera di Dario Carrarini con Claudio Aloia, accompagnata da un'installazione di fotogrammi estratti dal video.

Sabato 21 Marzo 2009
Proiezione de L'impressione dei miei passi durante tutta la giornata.

Il giovane Dario Carrarini racconta un'insolita storia d'amore e di scoperta di sé, nell'ammaliante luce dei paesaggi della campagna senese.
Una video opera elegante e raffinata che omaggia i grandi maestri: Joris Ivens, Jean Vigo, C.H. Dreyer, l'ultimo Pasolini.

L'impressione dei miei passi è un lavoro che pone l'attenzione sul valore simbolico dell'immagine nell'era del cinema digitale: nuova immagine artificiale e versatile che prescinde dal negativo. Il suo valore metatestuale genera ricordo; lo spazio ed il tempo vengono fissati avviando "quell'oscuro oggetto" che è la videocamera.

Allo sbocciare di un brumoso mattino, un uomo esce dalla propria stanza con una valigia e disegna coi suoi passi un lungo ed inquieto vagare fino a perdersi nel paesaggio al tramonto, nel buio.

In una Zona del tempo privata dei raggi solari, dove ormai la macchina da presa non è più in grado di impressionare fotogrammi.

Una riflessione sull'inadeguatezza dell'essere, espressa tramite l'eclissi dell'immagine, sulla perpetua litania di fondo de " La passione di San Matteo" di J.S. Bach, inoppugnabile esempio d'una espressione musicale matematica.

L'alba e il tramonto nascono e muoiono nell'acqua di un lago.
Nel mezzo soltanto la terra, intesa come cammino di vita; lo spazio brutalmente espresso dalla bellezza dirompente dei paesaggi pittorici, con sentieri dal punto di fuga senza fine dove il calcolo del tempo è impossibile: i paesaggi dell'anima...

Una continua omissione della narrazione, lo svolgersi di situazioni solo abbozzate, inquadrature autonome e potenzialmente scollegate, che unite tracciano però il peregrinare di un uomo.

Ingresso libero